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Azione Cattolica

Rimanere umani al tempo dell’intelligenza artificiale: la lezione di Carlo Acutis

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La nostra Azione Cattolica, con le sue componenti giovanissimi, giovani e adulti insieme alla comunità parrocchiale ha vissuto un importante momento di condivisione e riflessione su una delle sfide sociali più complesse e delicate del nostro presente:

“Come rimanere umani al tempo dell’intelligenza artificiale”.

A guidare lo sviluppo di questa tematica è stato Francesco Del Pizzo, Presidente diocesano di Azione Cattolica della diocesi di Napoli e professore di sociologia nella Facoltà Teologica di Napoli.

Grazie alla sua testimonianza, c’è stata la possibilità di poter esplorare luci e ombre dell’intelligenza artificiale, cercando di tracciare una strada che metta al centro sempre il valore della vita, ma soprattutto la capacità di saper costruire relazioni autentiche, non influenzate da nessun tipo di strumento tecnologico.

L’evolversi dell’intelligenza artificiale non rappresenta un semplice cambiamento tecnologico, ma una vera e propria rivoluzione culturale e sociale, volta a trasformare il nostro modo di vivere, agire e relazionarci.

Se da un lato questi nuovi strumenti possono offrire risposte immediate e ottimizzare i tempi della nostra quotidianità, dall’altro lato aprono interrogativi profondi.

Il rischio è quello di affidare le nostre scelte quotidiane ad un algoritmo, perdendo la nostra capacità di pensiero critico e libero. Da ciò è emersa l’importanza di non sostituire l’intelligenza artificiale alla nostra fantasia e la nostra capacità di creare relazioni basate sui valori della vita, e di non accontentarci delle risposte di questa macchina, sottolineando la necessità di aver bisogno di persone capaci di consigliare e cambiare la rotta della nostra vita. La macchina non dà la possibilità di relazionarci, ma solo la parola offre la certezza di capire se ciò che è stato pensato è realizzabile.

Sostituire l’incontro reale, l’ascolto empatico e lo scambio di sguardi con comunicazioni virtuali, solo perché questa asseconda quelli che sono i propri desideri e obiettivi, senza parlare con persone guide, perché con la paura di mostrare le proprie fragilità, porta l’uomo a cadere in una forma inedita di isolamento sociale.

Da qui, l’invito a non lasciarci sedurre dalla macchina, trasformandola nel senso della nostra esistenza, ma a chiedere aiuto agli altri, non pretendendo di essere capiti fino in fondo, ma considerarli come fonte d’aiuto e di bisogno, capaci di saperci rialzare, perché le macchine non ci rialzano, le persone sì.

Ed è in questo scenario così delicato che la figura di San Carlo Acutis offre uno straordinario esempio da seguire. L’aspetto centrale della sua figura risiede nel modo in cui considerava i computer e i mezzi di comunicazione, strumenti da mettere esclusivamente al servizio del bene. Già prima della diffusione degli smartphone e dei moderni algoritmi di intelligenza artificiale, Carlo ripeteva con convinzione che la rete poteva diventare un veicolo di speranza ed evangelizzazione.

La sua testimonianza ci dimostra come la tecnologia debba essere governata con creatività, per supportare chi è più fragile e diffondere messaggi positivi. A rendere ancor di più credibile il messaggio di Carlo è stata la preziosa testimonianza della sua insegnante di religione e preside, Suor Monica Ceroni.

Nel suo racconto, la maestra ha ricordato l’attenzione di Carlo verso quelli esclusi, con la forte capacità di riuscire a coinvolgere tutti coloro che erano intorno a lui.

Suor Monica, ha concluso poi con un invito:

“Utilizzare questi strumenti, come Carlo, non per divertirsi, ma per realizzare qualcosa di buono e di bello”.

L’incontro si è concluso con un invito che rappresenta un nuovo modo di vivere la quotidianità in parrocchia e nella vita: non isolarci da chi siamo, custodire le nostre capacità intellettive e di pensiero e infine creare e coltivare relazioni autentiche, sentendo l’esigenza di condividere le proprie fragilità.

Daniele Vorzillo
UNO SPAZIO DI ASCOLTO

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